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Duri ai banchi!
02 febbraio 2021 - 14 febbraio 2021

Vairus | 2 – 14 febbraio | Prima Nazionale

La spada di Damocle

RIDOTTA_vert

ph. Jacopo Gussoni

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uno spettacolo di e con Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa
spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT ed. 2020
progetto di Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo

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Il COVID-19 ha sconvolto le nostre esistenze. Non solo: appena la virulenza è diminuita (vedi questa estate) tutto è sembrato tornare “allegramente” alla normalità. Ci si è dimenticati di quello che era successo, come se non avessimo avuto nulla da imparare quando invece c’era tutto da imparare. Innanzitutto, tanto per fare un esempio, cambiare il rapporto con il nostro pianeta. Ai tempi della spagnola, gli abitanti della Terra erano circa due miliardi. Oggi sono quasi otto, ma questo non ci autorizza a estrarre dal sottosuolo ogni ben di Dio, a deforestare regioni smisurate e ad allevare o ad ammazzare una spaventosa quantità di animali, anche per scopi molto meno nobili dell’indispensabile sopravvivenza alimentare.

L’uomo può anche invadere e distruggere zone sempre nuove e superare i confini naturali costituiti da catene montuose, fiumi, mari, laghi, deserti e foreste. Poi però, addentrandosi in luoghi che non gli dovrebbero appartenere, si imbatte in qualche difficoltà anomala che avrebbe dovuto prevedere. E non dovrebbe stupirsi se qualche scimmietta, qualche pipistrello, qualche serpente, o qualche zibetto che se ne viveva pacifico per i fatti suoi, cui ha finito per rompere le scatole, contraccambierà la cortesia rifilandogli qualche souvenir poco carino che poi, grazie alla straordinaria mobilità della vita moderna e alla sua capacità di impicciarsi di affari che non lo riguardano, l’uomo diffonderà in tutti i continenti in men che non si dica. Ne La peste Camus descrive perfettamente lo stupore degli abitanti della città di Orano che si rendono conto del contagio. Ma come si fa a dire, oggi, che la pandemia di Coronavirus è giunta inaspettata? Non solo la storia dei secoli è scandita in modo regolare da pestilenze e pandemie (basterebbe studiarla), ma i recentissimi avvertimenti dell’AIDS, della SARS, dell’influenza suina e dell’ebola, avrebbero dovuto fungere da potenti campanelli d’allarme e farci correre ai ripari con mascherine, camici, strumenti di protezione, personale e spazi adeguati. Invece, niente. Le uniche cose che si sono fatte sono stati consistenti tagli alla sanità, quando invece il grado di civiltà di un paese non si dovrebbe misurare dai suoi edifici o dalle sue conquiste, ma dalla capacità di creare e mantenere un sistema sanitario in grado di curare chi ne ha bisogno, soprattutto i meno abbienti.

L’essere umano non impara dai suoi errori: a riprova di questo, basta vedere la superficialità che ha contraddistinto il periodo fra la prima e la seconda ondata del Coronavirus, non solo in Italia ovviamente («Alè, tutti in vacanza e magari in discoteca senza mascherine a sputacchiarci allegramente tanti droplets»). Anche se sappiamo che spesso a pagare di più sono quelli che meno lo meriterebbero, forse come specie quello che ci serve è una bella strigliata.

È con questo intento provocatorio che nasce Vairus di Renato Sarti, scritto in collaborazione con Andrea Di Stefano (direttore del mensile Valori.it, giornalista economico, autore radiofonico, conduce dalla stessa radio Il giorno delle locuste).

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