Via Hermada, 8 – 20162 Milano -

Stagione 2017/18
Nessun spettacolo in programma

AHAB_è breve il tempo che resta

AHAB_è breve il tempo che resta

PRIMA MILANESE
di Pleiadi Art Productions
con Mariasofia Alleva
regia e luci Michele Losi
video Alberto Sansone
scenografie e costumi Stefania Coretti
sound design Diego Dioguardi
drammaturgia Mariasofia Alleva, Riccardo Calabrò, Michele Losi
con il sostegno di Emisfero Destro Teatro e Residenza Artistica Ilinxarium
foto Domenico Semeraro
produzione Campsirago Residenza

È breve il tempo che resta.

AHAB è uno spettacolo che indaga la tematica del rapporto ancestrale tra l’uomo e l’acqua, elemento primario della Vita, la cui sopravvivenza è sempre più messa a rischio dall’uomo stesso. Protagonista è l’Oceano e i suoi innumerevoli volti, risorsa di bellezza e di biodiversità. L’Oceano che inghiotte corpi umani o li risputa, concede loro la grazia e li salva dal naufragio; l’Oceano che sa essere inferno di memorie sepolte in acqua o purgatorio di passaggio per migranti che aspettano di scorgere nuove terre, o ancora paradiso di speculazioni, per soprusi e devastazioni ambientali. Tre quadri per quattro personaggi e altrettante prove d’attore, realizzati con l’utilizzo originale di differenti linguaggi artistici quali teatro, video e sound live. Si comincia con Ismaele, personaggio letterario tratto dal romanzo Moby Dick di Melville, in scena in veste di unico sopravvissuto alla strage del veliero Pequod, naufragato durante la titanica ricerca della Balena Bianca. Ismaele ciondola come ebbro di nulla, privato dalla catastrofe di uno scopo in vita che non sia quello di eterno testimone di un’Umanità che, all’inizio del 1800, pose le basi del moderno mercato finanziario, grazie allo sfruttamento dell’olio di balena, sostituito di lì a poco dal petrolio.
Dallo scorcio sulla vita dell’ultimo baleniere, ci lasciamo naufragare dalle onde che ci conducono a una notturna megalopoli di fine anni Ottanta, in cui una broker a capo di un fondo speculativo si ritrova ad affrontare l’Oceano, sede dei suoi affari economici.
Lo spettacolo procede per paratassi, per giustapposizione di quadri che ci traghettano simbolicamente dal peccato originario del Pequod – l’uomo che si erge al di sopra del mondo – all’attuale tentativo di espiare le colpe dei padri attraverso la lotta ideologica dei figli contro le cause del disastro – l’uomo che torna a riappropriarsi del mondo e a difenderlo. A chiudere lo spettacolo, infatti, due figure di uomini a noi contemporanei che, con strumenti e ideologie differenti, stanno dedicando la loro vita alla salvaguardia del pianeta: Boyan Slat con la sua Ocean Cleanup e Paul Watson, fondatore della Sea Shepherd Conservation Society.

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