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La scuola non serve a nulla – Lunatico Festival

Martedì 24 luglio - 20:45 - Trieste

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Il Lunatico Festival di Trieste propone un ricco cartellone di eventi, a fruizione gratuita, da sabato 30 giugno fino a venerdì 31 agosto, articolato nelle sezioni musica, teatro e narrazione.
32 appuntamenti nella splendida cornice del Parco culturale di San Giovanni (via de Pastrovich 4, Trieste), storico luogo di innovazione e cambiamento. Si alterneranno artisti emergenti e talenti di rilievo nazionale e internazionale, spettacoli comici, reading, teatro d’impegno civile, concerti dal vivo e incontri con l’autore, dando vita a un festival che fonde ironia e satira, propone occasioni di svago e opportunità di riflessione, concerti e momenti di sperimentazione culturale.

Martedì 24 Luglio, alle ore 20:45, andrà in scena La scuola non serve a nulla 

di e con Antonello Taurino
scritto con Carlo Turati
luci Ornella Banfi
suono Ivan Garrisi
produzione Teatro della Cooperativa

SPETTACOLO FINALISTA PER IL BANDO “RIFUGIO D’ARTISTA 2016″

“Del film L’Attimo Fuggente con Robin Williams, tutti voi ricordate il professor Keating e la passione dei suoi innovativi metodi didattici. Nessuno ricorda mai che alla fine, a causa di quei metodi, il professore viene licenziato…”

Il professore di una scuola di frontiera viene sospeso dal servizio, anche se non si capisce bene perché. Metodi didattici troppo bizzarri? Può essere, ma del resto come fare per accendere quel minimo sindacale di interesse in classi terremotate e multirazziali, multireligiose, multilinguistiche, multiproblematiche ma, soprattutto, monoimpreparate?
Non è il Vietnam, no, ma sicuramente è un mondo senza Garroni e senza lieto fine, che pare sorretto solo dall’eroismo dei singoli e dove forse conviene mettere da parte il rigore istituzionale per provare a battere altre strade. Sì, perché l’autore Antonello Taurino, docente precario di giorno e attore altrettanto precario di sera, racconta il tutto attraverso lo sguardo autobiografico di un professore che è anche comico. Così come Carlo Turati, che alterna l’insegnamento alla scrittura per tanti grandi professionisti della risata. Attor comico e insegnante: due mestieri, che, a volte, non sono poi così diversi.
“La Classe non è acqua”: in fondo, quella del docente non è forse una declinazione dell’arte dell’attore? E una lezione non è una forma particolare di spettacolo? Fare il prof. nella “Buona Scuola”, in una pessima scuola di periferia, è una fatica di Tantalo: ma se sopravvivi, ne esci capace di recitare Ionesco all’Oktoberfest, affrontare Shakespeare tra i rutti della platea o rendere Pirandello interessante anche al pubblico di Martufello. Per questo il prof. osa innovare, tanto… E forse ha davvero esagerato, come comincia a profilarsi man mano che procede il racconto dei suoi aneddoti esilaranti, che rendono anche ai non addetti ai lavori il grottesco di una situazione paradossalmente reale. Il prof. incarna davvero un’emergenza sociale, con quelle nevrosi tipiche del burnout cui è soggetto chi fa questo mestiere, e ci sembra quasi di vederlo faticare tra i suoi allievi – che cominciamo riconoscere anch’essi nei loro tic caratteriali -, mentre ci parla del Web, delle tre “I” dell’innovazione scolastica (“Internet”, “Inglese” e “Il culo me lo faccio io”), di una generazione iperconnessa che non sa distinguere un cateto da un catetere ma che sa hackerare il conto corrente di tutto il corpo docente…
La scuola non serve a nulla è un viaggio tragicomico tra i paradossi della Scuola di ieri e della “Buona Scuola” di oggi, forse la peggiore riforma di tutta la storia repubblicana. Nelle aule di oggi, già messe malissimo ieri, convivono antiche rigidità burocratiche e nuove follie kafkiane. Il concorsone, la “didattica per competenze”, le gite… Fa ridere? Sì, parecchio. Fa ridere solo gli addetti ai lavori? Beh, se siete o siete stati professori, studenti, genitori di studenti, nonni, zii, cugini, amici, conoscenti di professori o di studenti, allora è la vostra storia. Perché se la scuola in macerie è la parabola più amara di un Paese allo sbando, l’unico riscatto possibile può arrivare dalla convinzione che nessuna riforma o burocrazia potrà seppellire (e nessuna tecnologia potrà sostituire) la relazione umana tra docente e studenti. La certezza che il docente, come ogni attore, è un soggetto vivo davanti ad altri soggetti vivi.
Ovvio, fino alla sorprendente scelta finale…

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