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Distribuzione Produzioni

I me ciamava per nome: 44.787

Risiera di San Sabba

I me ciamava per nome: 44.787

testo e regia Renato Sarti
da testimonianze di ex deportati raccolte da Marco Coslovich e Silva Bon per l’IRSREC FVG
con Nicoletta Ramorino, Ernesto Rossi, Rossana Mola, Renato Sarti
brani musicali Alfredo Lacosegliaz, Moni Ovadia
foto e video Miran Hrovatin, Alessio Zerial, Videoest, IRSREC FVG
Si ringrazia Mario Sillani
durata spettacolo 75 minuti

ALTO PATRONATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 1995
SEGNALATO SPECIALE E PREMIO PRODUZIONE RICCIONE PER IL TEATRO 1995
SOSTEGNO DI ANED (Associazione Nazionale Ex-Deportati) e ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani)

Pochi sanno cosa sia stata, in tutto il suo orrore, la Risiera di San Sabba a Trieste, unico lager nazista in Italia munito di forno crematorio (da tremila a cinquemila le vittime). Un colpevole oblio ha soffocato fin dall’immediato dopoguerra le voci, a volte ha inquinato le prove, di quanto accadde poco più di settant’anni fa. Quando gli storici triestini Marco Coslovich e Silva Bon dell’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli-Venezia Giulia mi hanno messo a disposizione le testimonianze dei sopravvissuti e le deposizioni dei carnefici (criminali nazisti responsabili fra l’altro dell’Aktion Reinhard, l’eliminazione di circa due milioni di ebrei in Polonia), mi sono immediatamente reso conto di avere fra le mani un patrimonio storico, sociale, politico e umano straordinario. Un patrimonio che, a differenza di quanto successo in precedenza, non andava dilapidato bensì valorizzato. Una visione “dal basso” e “dal di dentro” di quei terribili avvenimenti, espressa con un linguaggio del tutto particolare. «Credo che ogni persona dovrebbe sapere e non dimenticare» afferma uno dei sopravvissuti. Questa frase l’abbiamo fatta nostra nella speranza che, in nome dei valori che ispirarono la Resistenza e la lotta di Liberazione, la memoria storica di quel passato possa fare da argine, oggi, contro nuovi e pericolosissimi fenomeni nazionalistici, razzisti, fascisti e xenofobi.

Renato Sarti

Una delle cose più turpi, più tragiche dell’Europa, ma in particolare di questo paese, è il fatto della dimenticanza, di non avere una testimonianza viva, di non tenere vivo il ricordo di alcune cose che sono invece fondamentali. Le nuove generazioni nascono nell’oblio. Io quando posso, in qualsiasi circostanza, ricordo e dico: «Guardate che il presente e il futuro nascono anche dalla memoria del passato, per criticarlo magari, ma per conoscerlo».

Giorgio Strehler

Il testo ha conseguito la Segnalazione Speciale e il Premio Produzione al 43° Premio Riccione per il Teatro. Motivazione: “…un esempio di teatro-documento, una straordinaria raccolta di incredibili testimonianze, secondo la cronologia degli avvenimenti, durante e anche dopo i fatti, su vittime e carnefici della persecuzione nazista contro le minoranze discriminate di Trieste”.

Adolf Hitler ed il nazionalsocialismo, più di un cinquantennio fa, hanno perso la guerra decisiva, altrimenti il “Nuovo Ordine Europeo”, così lo chiamavano i nazisti, avrebbe regnato. Un popolo di signori, gli ariani tedeschi, avrebbe dominato il continente intero; gli altri sarebbero stati ridotti in schiavitù, aizzati gli uni contro gli altri, assassinati, sfruttati fino alla morte ai lavori forzati; altri ancora, gli ebrei, sarebbero definitivamente scomparsi dalla faccia della terra. Il lager, la città del dolore, non era che una prefigurazione precisa e dettagliata di questo ordine nefando. Un’esperienza estrema. Man mano che passano gli anni i testimoni oculari di questa esperienza vengono meno. Stringente si fa allora il problema di conservare la loro memoria e anche di saperla interpretare, di far rivivere le parole mute scritte sulla carta. È questa forse, dal punto di vista civile e morale, una delle funzioni più alte che il teatro possa esprimere: aiutare a non dimenticare.

Marco Coslovich

ADESIONI E SOSTEGNI

SIMON WIESENTHAL DOCUMENTATIONZENTRUM DI VIENNA – COMUNE DI TRIESTE – ISTITUTO NAZIONALE PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE IN ITALIA – ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI ITALIANI – COMUNITÀ EBRAICA DI MILANO E TRIESTE – CIVICO MUSEO RISIERA DI SAN SABBA – PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO DELL’ELFO – TEATRO STABILE FRIULI-VENEZIA GIULIA – TEATRO LA CONTRADA – TEATRO MIELA – GLOBOGAS – SMEMORANDA – LANDIS – FIAP – ANPPIA

 

Per informazioni > distribuzione@teatrodellacooperativa.it

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Rassegna Stampa

Giovanni Raboni, Il Corriere della Sera
“… non si può e soprattutto non si deve fare spettacolo; e giustamente Renato Sarti si limita a “comunicare” nel più semplice e disadorno dei modi, i dati statistici, i documenti, i racconti dei superstiti, insomma quel poco o quel tantissimo che gli storici sono riusciti a ricostruire e raccogliere. Nessuna drammatizzazione, nessun tentativo di creare situazioni o atmosfere; in scena non ci sono che un tavolo, alcune sedie, uno schermo per diapositive; ma niente è vicino alla funzione e all’essenza insopprimibilmente umane e testimoniali del teatro più di quelle parole senza alone, di quei numeri, di quei nomi”.
Ugo Volli, La Repubblica
“… il rumore dei passi degli uomini portati alla morte; i carri bestiame in cui le vittime erano portate ai lager, senza acqua e senza cibo; i bambini esposti al gelo di Buchenwald; il parto di una prigioniera e l’agonia del neonato cui si negava ogni cibo… sono storie insostenibili. Storie che bisogna ricordare e ripercorrere, perché non si ripetano. Alla fine, non vi è giudizio estetico possibile, ma solo disperazione e gratitudine per chi ci ha guidati nel compito della memoria”.
Oliviero Ponte di Pino, Il Manifesto
“E’ una serata dura, scomoda. L’ultima immagine di questa dolorosa ed efficace lezione di storia, un lager di Bosnia, è molto vicina: poche decine di chilometri dagli orrori di San Sabba.
Paolo Repetto, Liberazione
“E’ uno straordinario storico, che propone le testimonianze orali di chi è sopravvissuto insieme alla ricostruzione di un’irripetibile frammento di storia”.
Domenico Rigotti, Avvenire
“Un messaggio, una lezione da non perdere”.
Fabio Di Todaro, Persinsala
Uno spettacolo che vale più di una lezione di storia. Sarti non fa spettacolo di un dramma. Il racconto è in realtà molto più profondo, nella sua semplicità. Riporta i dati statistici, i documenti, i racconti dei sopravvissuti: ovvero quanto basta per annusare l’odore acre della Risiera di San Sabba. È una serata di riflessione, quella che scorre ascoltando cosa accadeva in Italia settant’anni fa, a metà tra la lezione di storia (per i più giovani) e uno straordinario esercizio di memoria (per chi c’era).
Adelio Rigamonti, Sonda.Life
Sin dall’inizio lo spettatore si accorge che non può essere una serata come un’altra trascorsa seduti sulle poltrone di un teatro. Si è subito inchiodati da questo teatro-documento di testimonianza da cui, a volte, soprattutto nelle letture al femminile di Rossana Mola e Nicoletta Ramorino, si leva una sorta di canto amaro di coinvolgente intensa umanità.