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Il carnevale dei truffati

Il carnevale dei truffati

produzione Teatro della Cooperativa
di Piero Colaprico
collaborazione drammaturgica Renato Sarti, Bebo Storti
con Renato Sarti e Bebo Storti
e in video Paolo Rossi
regia Renato Sarti
scene e costumi Carlo Sala
Si ringraziano Agenzia Fotogramma e Agenzia Giancarlo De Bellis.

Il destino può riservare strani incontri, come quello tra il commissario Luigi Calabresi e l’anarchico Giuseppe Pinelli, che nell’aldilà si trovano a camminare fianco a fianco. Un confronto surreale e grottesco a cui si aggiungono le voci, ora amare ora rassegnate, di altre vittime del terrorismo e della lotta armata.

Lo scenario cambia quando improvvisamente irrompe sulla scena, attraverso un singolare collegamento video, un dio ironico e anticonvenzionale, un vero e proprio deus ex machina impersonato da Paolo Rossi, che decide di rispedire questa strana coppia sulla terra, ai giorni nostri, a Milano.

I due vengono così a conoscenza di tutto ciò che è successo dalla loro morte, dal crollo del muro di Berlino all’avvento di Internet, dagli attacchi alle torri gemelle alla primavera araba; ma è soprattutto l’Italia di Silvio Berlusconi a stimolare le loro tragicomiche riflessioni su “chi eravamo” e su come sia stato possibile ritrovarsi in un mondo dove le barzellette sembrano contare più dei discorsi e dei valori.

Quando la giustizia non compie il suo corso, per nemesi storica, rimangono delle voragini che verranno inevitabilmente colmate in un modo non consono. A distanza di decenni le tante stragi italiane avvolte nel mistero – da Portella della Ginestra a piazza Fontana e piazza della Loggia, dall’Italicus a Ustica – creano reazioni forti, come se fossero avvenute ieri, tra chi le conosce e le ha patite. Sono piaghe sempre aperte, stigmate, che forse trovano alimento all’interno delle lacerazioni che ancora dominano il paese.

Mettere in scena un testo che ha per protagonisti personaggi come Pinelli e Calabresi fa tremare le vene ai polsi. Riteniamo però che sia necessario, non solo per dare spazio a ricordi che uniscono o dividono, non solo perché le loro tragedie reali mescolano da sempre umanità e politica, rancori e amori, ma perché siamo stanchi di finzioni e maschere al di fuori del teatro. Anzi, nell’ultimo ventennio è diventata più forte l’esigenza di un teatro che possa narrare la memoria diventata storia, e non abbiamo alcuna nostalgia (tutt’altro) di un periodo in cui lo scontro politico sconfinava nell’inconfessabile. Abbiamo soltanto cercato, anche attraverso il sorriso e i colpi di scena, di stabilire un contatto diretto fra quel passato, che troppi ignorano, o hanno dimenticato, o fingono di dimenticare, e questo presente che, anche se non lascia scie di morti, tra arroganza, mancanza di prospettive, rischia di fare male lo stesso, seminando indolenza e nichilismo.

Per informazioni > distribuzione@teatrodellacooperativa.it

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Rassegna Stampa

DAVIDE SCACCIANOCE, MILANOTEATRI, 19 GIUGNO 2015

Una grottesca riflessione sulla apatia politica e sociale che sembra caratterizzare i nostri giorni attraverso cronaca e memorie. […] Nonostante la palese presa di posizione non manca lo spirito autocritico e lo spettacolo lascia uscire gli spettatori con un sorriso e molti spunti per riflettere.

ALESSIO CORINI, MILANOFREE, 22 GIUGNO 2015

Grande successo alla prima nazionale de “Il Carnevale dei Truffati”. Renato Sarti e Bebo Storti portano in scena con grande delicatezza e leggerezza i personaggi dell’anarchico e del commissario, riuscendo a tenere avvinta l’attenzione del pubblico grazie all’alternanza di momenti di riuscita comicità ad altri di amara riflessione. […] Forse gli artisti non potranno trovare soluzioni politiche ai problemi dell'Italia, ma bisogna essere fiduciosi che riusciranno a trovare soluzioni poetiche. Che di poesia abbiamo tanto, troppo bisogno.

FRANCESCO MATTANA, SALTINARIA.IT, 24 GIUGNO 2015

La comicità come “cavallo di Troia” per entrare nei cuori delle persone, e indurli a una maggiore consapevolezza. […] Una lezione di educazione civica in un’epoca, la nostra, in cui il civismo sembra essere diventato un surplus, o addirittura una fastidiosa palla al piede. […]. Sarti e Storti forniscono il proprio talento e il proprio affiatamento rodato negli anni al servizio di un pubblico che vuole sentire la loro storia. Divertente senz’altro. Commovente anche. […] C’è chi, a teatro, “spaccia” un po’ di intelligenza e di buon gusto.

TIZIANA MONTRASIO, IL SOLE24ORE.IT, 26 GIUGNO 2015

L’argomento viene trattato con delicatezza e riesce a passare lieve, anche se con messaggi molto forti, sulle teste di un pubblico foltissimo. […] Un finale inevitabilmente amaro, ma anche un messaggio di incoraggiamento a riprendere in mano i grandi temi comuni. […] Storti e Sarti sono convincenti. […] Di sicuro si dimostrano coraggiosi nel vestire così ingombranti panni storici. Scelgono di limitarsi a percorrere la vicenda solo marginalmente e in punta di piedi, nel rispetto degli eredi diretti e indiretti di quelle tragedie, nel dolore sempre vivo, e chiamandoci a ragionare su un immaginario rapporto fra due realtà così contrapposte politicamente. […] L’idea di un onnipotente in camicia hawaiana, con i capelli lunghi alla Beppe Grillo e che tira anche qualche moccolo, è sicuramente geniale.

MARIA GRAZIA GREGORI, DELTEATRO.IT, 29 GIUGNO 2015

A differenza di Fo, che di quei tragici eventi dava una lettura “politica”, il lavoro di Colaprico sceglie un’altra strada, tutta inventata, ironica, divertente e proprio per questo, visto l’argomento, spiazzante. […] A tirare le fila di tutta la storia c’è un dio un po’ speciale […] che, evocato, appare in un filmato (è Paolo Rossi al suo meglio). […] L’immagine dello spettacolo è legata a quella coppia di strani clown che, in una specie di deserto, parlano di loro, di niente e di tutto, compreso il nodo di sangue che li tiene in qualche modo uniti fra ammicchi e provocazioni, trovando però in loro una strana solidarietà. Spettacolo sempre esaurito.