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Spettacoli prosa Stagione 2016/17
Nessun spettacolo in programma

(S)legati

(S)legati

produzione ATIR Teatro Ringhiera
di e con Jacopo Bicocchi e Mattia Fabris
musiche Sandra Zoccolan
INSERITO IN INVITO A TEATRO – TAGLIANDO ATIR

Joe: «in vetta come al solito mi sentivo svuotato… e adesso? Un sogno si avvera ed eccoti al punto di partenza».

Simon: «ti fabbrichi un altro sogno: un po’ più difficile, un po’ più ambizioso, un po’ più… pericoloso».

Jacopo e Mattia sono due amici. Sono due attori. E sono due appassionati di montagna. Meglio: arrampicatori della domenica. Circa tre anni fa si sono imbattuti nell’incredibile storia vera degli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates. È la storia di un sogno ambizioso, il loro: essere i primi al mondo a scalare il Siula Grande, attaccato dalla parete ovest. Ma è anche la storia di un amicizia, e della corda che, durante quella terribile impresa, lega questi due giovani ragazzi. La corda che mette la vita dell’uno nelle mani dell’altro. Come sempre avviene in montagna.
C’è dunque una cima da raggiungere. C’è la estenuante conquista della vetta. C’è la gioia dell’impresa riuscita. E infine, quando il peggio è passato, e la strada è ormai in discesa, c’è la vita, che fa lo sgambetto e c’è la morte, che strizza l’occhio: un terribile incidente in alta quota. Joe durante una banale manovra si rompe una gamba. Da quel momento in poi, tutto cambia. L’impresa diventa riuscire a tornare vivi: a 5.800 metri, la minima frattura si può trasformare in una condanna a morte, i due ragazzi ne sono consapevoli, ma nonostante le condizioni disperate tentano un’operazione di soccorso. Tutto sembra funzionare finché, proprio quando le difficoltà paiono superate, ecco che c’è un altro imprevisto, questa volta fatale: e c’è allora il gesto, quel gesto che nessun alpinista vorrebbe mai trovarsi obbligato a fare: Simon è costretto a tagliare la corda che lo lega al compagno. Un gesto che separa le loro sorti unite. Che ne (s)lega i destini per sempre. Quell’atto estremo però, in questo caso miracoloso, salverà la vita a entrambi: tutti e due riusciranno a tornare vivi al campo base. E a ritrovarsi insperatamente lì dopo quattro giorni. È la storia di un miracolo. Di un’avventura al di là dei limiti umani.

Ed è al contempo una metafora: delle relazioni, tutte, e dei legami. La montagna diventa la metafora del momento in cui la relazione è portata al limite estremo, in cui la verità prende forma, ti mette alle strette e ti costringe a “tagliare”, a fare quel gesto che sempre ci appare così violento e terribile, ma che invece, a volte, è l’unico gesto necessario alla vita di entrambi.

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