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ControVenti
09 marzo 2022 - 20 marzo 2022

LA MOLTO TRAGICA STORIA DI PIRAMO E TISBE CHE MUOIONO PER AMORE | 9 – 20 marzo

ph. M. Di Domenico

ph. M. Di Domenico

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liberamente tratto dalla scena dei comici del Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare
adattamento e regia Renato Sarti
con Federica Fabiani, Milvys Lopez Homen, Marta Marangoni, Rossana Mola, Elena Novoselova, Rufin Doh Zéyénouin e Renato Sarti
scene Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
canzoni originali Cochi Ponzoni e Flavio Pirini
produzione Teatro della Cooperativa

 

 

Quando si parla di comicità, spesso ci si dimentica del contributo fondamentale − per intelligenza e ironia − apportato da attrici del calibro di Franca Valeri, Franca Rame, Ave Ninchi e Tina Pica.

Le tre scene degli artigiani che rappresentano la Tragedia di Piramo e Tisbe durante le nozze dei signori nel Sogno di una notte di mezza estate sono un appuntamento costante del teatro comico, e tanto più i maldestri interpreti della sgangherata compagnia amatoriale cercano di essere tragici e di commuovere il pubblico, quanto più esilarante è il risultato ottenuto.

Alcuni anni fa misi in scena una personale versione del capolavoro di Shakespeare, in cui anche le scene dei comici furono reinventate. La sgangherata compagnia amatoriale non era composta da artigiani che facevano i mestieri tipici del tempo, come nel testo originale, ma dalle dipendenti di una moderna impresa di pulizie, tre delle quali straniere.

Il desiderio di rivedere sul palco quello straordinario gruppo di attrici, affiancate dall’ivoriano Rufin Doh Zéyénouin nei panni del loro datore di lavoro, e il successo a dir poco travolgente di quelle scene, mi hanno convinto a presentarle, ampliate e rivedute, in uno spettacolo a sé stante.

Nel momento in cui ho deciso di adattare questo testo, ero conscio del rischio in cui potevo incorrere, ossia quello di attirarmi le più feroci critiche da parte degli addetti ai lavori e di quegli spettatori legati al testo originale da una sorta di rispetto reverenziale, e direi quasi devozionale. A sostenermi, però, c’era la convinzione che Shakespeare riusciva a coinvolgere il pubblico, perché nelle sue opere non affrontava solo i grandi temi universali della vita e dell’uomo, ma anche perché parlava, in modo diretto e vivo, dei problemi legati al quotidiano. Quando questo non avviene, nel migliore dei casi si rischia di fare un teatro museale.

Renato Sarti

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