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Distribuzione Produzioni

Sono bravo con la lingua

 

LINGUA

ph. Laila Pozzo

di e con Antonello Taurino
scritto con Carlo Turati
suono e luci Ornella Banfi, Ivan Garrisi
primo spettatore Annamaria Testa
durata spettacolo 75 minuti

Michelangelo chiese al suo Mosè, tant’era perfetto: “Perché non parli?”
Ma non bastava un movimento del piede? Doveva pure parlare?

Lo sapete che i Kuuk Thaayorre non hanno parole per distinguere destra e sinistra? Che i Piraha non ne hanno per i numeri? Che i finlandesi nella loro lingua non marcano il genere ma hanno un termine per la distanza che una renna può percorrere senza fermarsi? Che non è vero che gli eschimesi hanno infiniti sinonimi per “neve”, ma che la propensione al risparmio dei cinesi dipende forse un po’ anche dalla loro lingua, dato che il tempo verbale del futuro non è grammaticalmente distinto dal presente? E poi: dove ci porteranno gli sviluppi dell’intelligenza artificiale, della Linguistica Computazionale e della sempre maggiore diffusione di chatbot e assistenti vocali? E cosa sappiamo delle ultime scoperte della neurolinguistica?

Al momento, gli studiosi concordano nel dire che le più innovative tecnologie dei più esperti programmatori, ingegneri e linguisti, riunite insieme, ancora per molto non riusciranno a eguagliare la potenza del miracolo che accade nel cervello di un bimbo quando impara la lingua madre, ben prima di andare a scuola. Niente è più umano del linguaggio: nasciamo con una disposizione naturale a parlare, così come il volo per gli uccelli: “In-fante”, “In-fans”, è colui che non parla. Perché la lingua è ciò che usiamo per comunicare, scrivere, raccontare il mondo; ma è anche una finestra sui nostri meccanismi cerebrali e le curiosità più divertenti degli idiomi del mondo, un monologo nello stile di altri spettacoli di Antonello Taurino: argomenti serissimi trattati in modo comicissimo. Qui è l’esilarante confessione di un docente di lingue antiche alle prese con la svolta lavorativa più destabilizzante della sua carriera: la possibilità di trasferirsi in un’azienda hi-tech della Silicon Valley.

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Rassegna Stampa

Diego Vincenti, Il Giorno
C’è molta intelligenza nella scrittura di Taurino. Obiettivo: far ridere parlando a tutti di cose serie. Riflessione sul linguaggio. Muovendosi fra i taralli di mamma e la Silicon Valley. […] Piace l’ampio ventaglio di sfumature comiche. E la scelta di non andare in cerca di effettini e facili emozioni. Talebano della risata l’attore pugliese. Preciso nel tenere alto il ritmo. Virtuoso in alcuni passaggi.
Attilio Elia Durante, Eliminiamo l’Apostrofo
Travolgente, esilarante, comico, pedagogico. Antonello Taurino in questa sua performance, da provato stand-up comedian, cita idiomi di tutto il mondo che, confrontati con la nostra lingua, diventano spassosamente inverosimili e nel contempo tiene una lezione di grammatica italiana che fa venire voglia di tornare tra i banchi di scuola. Nel monologo vengono trattati argomenti didattici serissimi, in modo intelligentemente dissacrante. Si ride, in pratica, sapientemente di gusto. E tranquilli: è uno spettacolo per tutti. Se conoscete ridete, se non conoscete, imparate!
Luisa Espanet, Espa.net
Non solo la cultura dà da vivere e da mangiare, ma fa ridere, of course volontariamente, con livelli di comicità elevatissimi. Lo spettacolo Sono bravo con la lingua ne è una delle più significative dimostrazioni. Per più di un’ora Antonello Taurino da solo sul palcoscenico con niente altro che una sedia e un cellulare in mano, riesce a tenere inchiodata alla poltrona il pubblico, ogni sera più numeroso, provocando continue, sentite risate. Non racconta barzellette, non si avvale di movimenti particolari, non imita né fa la caricatura di nessuno. Parla solo di parole, di linguaggio, appunto di lingue e lingua. Di cui nel titolo annuncia di essere bravo a usarla. Una frase ambigua, certo, che come dice lui stesso alla fine, visibilmente scherzando, gli serve per garantirsi un’audience. Ma per quanto giochi sui significati doppi, sfiora la trivialità senza mai caderci, anzi aggirandola con eleganza. Taurino usa le parole come oggetti con cui giocare, si esibisce in frasi palindrome. Esilarante il suo raccontare figure retoriche o l’impossibilità di accompagnare con i gesti frasi sulla semiotica o l’epistemologia. I suoi discorsi presuppongono un vocabolario vastissimo, una conoscenza profonda della lingua italiana e della struttura e delle radici di molte altre lingue straniere (en passant è laureato in lettere moderne con 110/110) ma anche di storia, letteratura, teatro.