Via Hermada, 8 – 20162 Milano -

Distribuzione Produzioni

La gabbia (Figlia di notaio)

La gabbia (Figlia di notaio)
Finalista Premio Ubu 2006 come Migliore novità italiana (o ricerca drammaturgica)
produzione Teatro della Cooperativa
di Stefano Massini
inserti drammaturgici, regia e scenografia di Renato Sarti
con Federica Fabiani, Vincenza Pastore
musiche Carlo Boccadoro
disegno luci Luca Grimaldi, Marco Mosca
durata spettacolo 55 minuti“Un dialogo ad altissima tensione. Dopo undici anni di silenzio una madre, scrittrice di successo, va a trovare la figlia, ex-brigatista, in prigione. Il silenzio è soffocante, più pesante delle parole stesse. Parole mai dette, per volontà o difficoltà. Una gabbia. Non solo quella fisica del carcere, ma una gabbia dell’anima. La gabbia di un dialogo da sempre rimandato, sfuggito, evitato, finché a poco a poco, nel vuoto siderale della stanza, si assiste al lento riaffiorare di discorsi perduti, occasioni mancate, e forse alla fine si troveranno possibili incroci, anche se di strade diverse.”
Federica Fabiani e Vincenza Pastore“Ho sempre provato una forte attrazione per quei luoghi insospettati che si rivelano, nei fatti, autentici contenitori di parole. Luoghi che sono involucri di storie, scenari inconsapevoli e costanti di relazioni umane. Fra questi spazi c’è il parlatorio del carcere. Un luogo adibito soltanto a dialoghi. Uno spazio che nasce con l’esatta vocazione di accogliere scontri, incontri, racconti, confronti. E proprio per questa vocazione acquista una potente identità teatrale. Mi interessa esaminare il rapporto lucido, spietato, che rende quelle quattro pareti spettatrici silenti dei drammi di una sterminata umanità.”
Stefano Massini“Avevo affrontato il tema della lotta armata in un testo segnalato al Premio Riccione nel 1991. Poi non mi sono più arrischiato, anche perché sentivo che doveva in qualche modo esserci una riflessione ulteriore, un’assunzione diretta e personale di responsabilità. Gli appartenenti alle varie organizzazioni armate erano la punta di un iceberg fatto di condivisioni, attrattive, affinità e simpatie. Non ci sono giustificazioni di sorta che tengano davanti alla violenza e al delitto, ma bisogna avere il coraggio di ammettere che le gambizzazioni, i ferimenti e le uccisioni che colpivano i ‘nemici del proletariato’ risentivano di un clima sociale infuocato. Molti, non comprendendo la pericolosità della situazione, gioivano. Padre Turoldo, il cardinale Martini e diversi uomini di Chiesa capirono, prima di altri, che bollare come mostri coloro che si erano macchiati di fatti di sangue non era di nessun aiuto alla comprensione dei fatti e non aiutava in alcun modo a superarli. Ne ‘La gabbia (Figlia di notaio)’, scritto nel 2005, un giovanissimo Stefano Massini ha affrontato il difficile rapporto fra una figlia condannata per banda armata e la madre scrittrice, cercando di andare oltre al fatto meramente politico. A quasi dieci anni di distanza, anche per dare nuovo impulso alla riflessione su un fenomeno che non ha avuto eguali in Occidente per durata e dimensione, ho chiesto a Stefano di poter fare degli inserti drammaturgici nel suo lavoro e lui ha accettato. Non è facile che due drammaturghi, per esperienza ed età molto diversi, scelgano in qualche modo di collaborare sullo stesso testo. Lo trovo un fatto raro e assolutamente positivo, che può rivelarsi un’esperienza fruttuosa e un invito a percorrere, dal punto di vista teatrale, una nuova strada.”
Renato Sarti

Per informazioni > distribuzione@teatrodellacooperativa.it

  • googleplus
  • linkedin
  • pinterest

Rassegna Stampa

Claudio Elli,Punto e Linea Magazine, 5 maggio 2015
Un dialogo intenso, ben interpretato, che fa riflettere sui conflitti generazionali e le possibili congiunture. In definitiva, un dramma del presente dove la rottura di un eventuale terrorismo è metafora di ribellione.  
Angela Villa, dramma.it, 1 aprile 2014
Federica Fabiani e Vincenza Pastore, in grado di rivestire i toni emotivi e le sfumature dei loro personaggi, tratteggiano i dialoghi intensi del testo, senza mai venir meno ai ritmi propri e specifici della scrittura di Stefano Massini. […] La regia asciutta e minimalista di Sarti evidenzia e dà luce alla bellezza della parola scenica. […] La Gabbia di Sarti ci rapisce e ci stupisce, ci induce a riflettere sulle nostre personali gabbie.
Lorenzo Ponte, Echeion, 28 marzo 2014
In Italia manca una riflessione storica comune, una presa di responsabilità: siamo un Paese che preferisce dimenticare piuttosto che chiedere scusa. […] Gettiamo tutto nell’oblio, con il rischio che ritorni in poco tempo, peggio di prima. La Gabbia, diretto da Renato Sarti, prova a fare luce negli archivi segreti della nostra memoria collettiva. […] Il dialogo, lo spettacolo in sé, diventa un tentativo di incrinare le sbarre della gabbia che rinchiude le nostre individualità, luogo interiore che il disegno della scena sa comunicare bene nel suo spazio angusto, spoglio e inanimato.
Sara Chiappori, la Repubblica, 28 marzo 2014
Renato Sarti è intervenuto (con discrezione) sul testo sottolineando il contesto sociale e politico del terrorismo di sinistra […]. Il risultato è uno spettacolo compatto e asciutto, quasi austero. Come la scenografia metallica, efficace non luogo claustrofobico. Brave entrambe le interpreti, Federica Fabiani […] e Vincenza Pastore (la figlia), con menzione speciale per naturalezza e intensità.
Enzo Fragassi, Delteatro.it, 27 marzo 2014
Benché abbia agito con delicatezza e rispetto, l’intervento di Sarti sul testo originale ha inevitabilmente mutato impianto e natura di La gabbia […] che si trasforma qui in una riflessione dura e senza appello su un periodo preciso della nostra storia, riflettendo in definitiva lo stesso divario generazionale che separa autore e regista. Due visioni profondamente diverse alla ricerca di una sintesi non facile. La tensione drammatica che le partecipi Federica Fabiani e Vincenza Pastore riescono a trasmettere al pubblico […] rivela ancora una volta quale straordinario strumento di autoanalisi sia il teatro, capace nella finzione di rivelare gli aspetti profondi di ognuno di noi.
Martinside, 27 marzo 2014
Sono uscita da “La Gabbia” e stavo bene. Non bene, stavo meglio. Dopo un’ora di frasi atte a ferirsi, accuse, attacchi, insulti. Tensione e recriminazioni senza alcuna pietà, con accenti pronunciati di sadismo. Eppure sono uscita come dopo un bagno turco. Pura e fumante, prodotto di un misterioso e inaspettato processo catartico. […] Belle attrici, potenti, vere, “donnissime”. […] Lo spettacolo va guardato e basta, non c’è modo per raccontare.