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Archivio produzioni Distribuzione

Il pantano

produzione Teatro della Cooperativa
con il sostegno di Regione Lombardia – Progetto NEXT 2013
testo Domenico Pugliares
regia e consulenza alla drammaturgia Renato Sarti
con Gianfranco Berardi, Daniele Timpano e Cecilia Vecchio
scene e costumi Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
disegno luci Claudio De Pace

Tutto parte da un processo, immaginario e grottesco, a una donna con un passato in manicomio, che ha assistito, inerte, al suicidio della figlia. L’accusa è chiara: accidia. Dentro di lei la buona e la cattiva coscienza, come se fossero avvocato difensore e pubblico ministero, la spingono l’una a cancellare, l’altra a ricordare quanto accaduto. La vicenda privata di questa donna diventa metafora di un processo a un’umanità sempre più incapace di distinguere nitidamente il “bene” dal “male”.

La riflessione, che non ha velleità di risposta, si concentra sulla contrapposizione fra questi due poli opposti, su quel limbo nel quale inizia l’uno e finisce l’altro, e sulla loro reale esistenza. Così, nel dibattimento contro la donna, l’interrogativo procede, ci si domanda dove inizi la sua colpa, la sua accidia nell’assistere al suicidio della figlia, e dove finisca invece la sua giustificazione in quanto “pazza”.

Come in ogni processo c’è un verdetto; in questo caso a formulare la sentenza e a sostenerne le motivazioni ci sono un Dio e un Diavolo a dir poco impietosi.La vita di oggi è sempre più stratificata, le esigenze particolari sfidano quotidianamente quelle universali, le “tentazioni”, inconsapevoli o non, ci obbligano a confrontarci con una gamma di sfumature sempre più estesa e Dio, al pari del suo contrario, diventano apparentemente entità sempre più astratte e mistificabili.

 

RASSEGNA STAMPA ESSENZIALE

 

Lo spettacolo funziona. Merito della regia mossa di Renato Sarti che ha la geniale intuizione di unire in coppia comica due mattatori irriverenti del teatro off, gli ottimi Daniele Timpano, un demonio scosso da tic, e Gianfranco Berardi, un Dio petulante, che insieme fanno atletiche faville su giostre da cartoon.

Simona Spaventa, la Repubblica, 10 gennaio 2014

 

Un pezzo di teatro da antologia […]. La regia di Renato Sarti, la straordinaria prova attoriale di Berardi, Timpano e Vecchio, rendono voci reali, corpi plastici e spazio allegorico al notevole testo di Domenico Pugliares. […] Ottanta minuti senza cali di attenzione ed un finale in cui palpabile è la sottile ma profonda tensione (non verrà catarticamente sciolta) nel pubblico. […] Regia e drammaturgia sembrano fondersi […]. E lo fanno con sapienza e maestria; lo fanno in maniera dantesca: senza lasciarsi andare al volgare, al tragico stucchevole, al melenso; lo fanno senza attori dai nomi altisonanti eppur bravissimi, scelti e diretti con grande fiuto in uno spettacolo dove la recitazione coinvolge tutti i livelli espressivi. […] Da non perdere.

Alessandra Branca, Ok notizia, 10 gennaio 2014
“Il Pantano”, un bel testo firmato da Domenico Pugliares e interpretato dalla bravissima Cecilia Vecchio (nei panni della protagonista), da un sorprendente Gianfranco Berardi (alias Dio e la Buona Coscienza) e un impenitente Daniele Timpano (Diavolo e Cattiva Coscienza). In realtà l’unica realtà presente in scena è la Vecchio che partorisce direttamente dalla sua mente emanazioni di se stessa, fantasmi della sua anima e frammenti di ricordi volutamente rimossi. Sullo sfondo, “il dolore delle corde annodate attorno ai polsi” in un letto di manicomio e l’assoluta incapacità di trasmettere la volontà di credere nei sogni a una figlia che altri non è che la protagonista stessa in un gioco che assomiglia molto a tipiche scomposizioni pirandelliane.

Patrizia Pertuso, Metronews.it, 10 gennaio 2014
Il testo di Pugliares ci induce a riflettere su quanto relativismo domina le nostre riflessioni di fronte agli accadimenti della vita. […] Dio e il Diavolo sono Essenze di cui si percepisce una vaga idea o sono oramai considerati solo protagonisti della saga biblica? Al pubblico la sentenza.
Adele Labbate, RecensSito, 10 gennaio 2014
Gianfranco Berardi, Daniele Timpano e Cecilia Vecchio si mettono in gioco con professionalità e carica emotiva. La regia di Sarti, dinamica e briosa, e la scenografia giocosa di Carlo Sala sono in buona sintonia; si arriva al finale tragico, come attratti da una calamita. […] Si rompono gli elementi classici della struttura teatrale, si va verso il minimalismo e l’antistruttura, e si cercano altre fonti di riferimento come le citazioni dantesche, i suoni e le luci (Carlo Boccadoro Claudio De Pace) per provare a districarsi, in qualche modo, nel pantano della realtà odierna, loro in scena e noi con loro.

Angela Villa, Dramma.it, 10 gennaio 2014
[…] Daniele Timpano e Gianfranco Berardi, bravissimi, guidati con mano sicura da Renato Sarti. Una coppia inedita e formidabile: tanto è petulante, ossessivamente convinto di stare comunque dalla parte giusta (per forza, è Dio) Gianfranco Berardi, tanto Daniele Timpano si lascia andare a tirate, a inquietanti domande che gli accentuano i tic che lo divorano.Con costumi che sembrano citare le carte da gioco (la matta, il cavaliere) oppure muovendosi per il palcoscenico infaticabili in tuta in prove di destrezza, arrampicandosi sull’altalena come fa Berardi o scendendo su e giù dal palco a confrontarsi con il pubblico nevroticamente derisorio come fa Timpano, i due prendono d’assedio la loro stralunata imputata (Cecilia Vecchio), che ci appare sempre più una vera e propria vittima, sballottata di qua e di là dalla fulminate dialettica dei due protagonisti.

Maria Grazia Gregori, Delteatro.it, 11 gennaio 2014
Tante parole che a ritmo vertiginoso si susseguono, come un fiume che scorre in piena: […] travolgente.

Valeria Prina, Spettacolinews, 11 gennaio 2014
Tre bravi e divertenti attori.

Magda Poli, Corriere della Sera, 12 gennaio 2014

 

Dio e il Diavolo, rispettivamente Gianfranco Berardi e Daniele Timpano, […] bravissimi ed efficaci nei rispettivi ruoli.

Martina Melandri, KLP Teatro, 13 gennaio 2014

 

I temi trattati (il suicidio, il labile confine tra bene e male, la perdita di un figlio) non sono leggeri e non è certo la prima volta che vediamo personificate in scena la buona e la cattiva coscienza di uno stesso personaggio; ma lo spettacolo – grazie anche alla puntuale regia di Renato Sarti, che lavora per sottrazione e capovolgimenti – riesce a non cedere alla retorica e a offrire decisi scarti di registro. […] Non è cosa da poco scoprire una drammaturgia che abbia il coraggio di sporcarsi le mani nel pantano dell’essere umano senza limitarsi al divertissement. E vedere un nuovo autore nella programmazione del Piccolo Teatro pare un ottimo segnale.

Maddalena Giovannelli, Stratagemmi, 13 gennaio 2014
Un dio smargiasso, né arrogante né ipocrita, tende a chiudere un occhio sulle debolezze della peccatrice. Ironizza sulla propria perfezione e sulle imperfezioni altrui. Il diavolo invece, furbo e malizioso, azzarda argomenti sofisticati per guadagnare l’anima della defunta e prevalere su dio.Questo il gioco di ruoli dichiarato. Perché, nella realtà, i due re dell’oltretomba sembrano pappa e ciccia. Machiavellicamente leonini e volpini, rievocano il Gatto e la Volpe di collodiana memoria quando, nei panni di due straniti Teletubbies, mettono in scena una buffa pantomima tra buona e cattiva coscienza. La prima si mostra sognatrice e idealista; la seconda cinica, cruda e sarcastica. […] Chiaro il teorema della pièce. La giustizia è arbitrio irragionevole. Non tiene conto delle sfumature. Oscillante come la vita, conduce in alto, per poi lasciar cadere alla cieca.

Vincenzo Sardelli, PAC PaneAcquaCulture, 14 gennaio 2014
Come stanno bene insieme, tra di loro, Dio e il diavolo: qui, in scena, sono solo due ciniche divinità vanitose, che triturano in un processo autoreferenziale i poveracci che capitano loro tra le mani nell’aldilà. […] E si annida proprio qui l’intuizione di Domenico Pugliares, l’autore de “Il pantano”, la cui drammaturgia, raccontando questa condanna così compiacente, narra dell’implicita auto-condanna all’emarginazione della divinità.Il testo, tutto giocato sui toni del grottesco, è spregiudicato nel trattare i terribili fatti della vicenda, irriverente, a tratti debordante: Renato Sarti spinge la sua bella regia sul ritmo dialettico delle “tirate” di Dio e del diavolo […] Gianfranco Berardi e Daniele Timpano, talentuosi outsider.

Paolo Bignamini, Sole24ore online, 17 gennaio 2014

 

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