Via Hermada, 8 – 20162 Milano -

Distribuzione Produzioni

Hermada

Strada Privata

Hermada

produzione Teatro della Cooperativa
con il sostegno di Regione Lombardia – Progetto NEXT 2015
di Renato Sarti
con la consulenza di Fabio e Roberto Todero, Lucio Fabi
e dell’IRSML – Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia
con Alex Cendron e Valentino Mannias
regia Renato Sarti
scena Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
disegno luci Luca Grimaldi
durata spettacolo 65 minuti

Se si guarda fuori dai finestrini posti a sinistra dei vagoni del treno che da Monfalcone porta verso Trieste, si nota una collina larga, non altissima, una sorta di grande mammella che domina gli acquitrini su cui è sorto il grande cantiere navale. È il monte Hermada.
Hermada deriva da una parola slovena che significa catasta di legna; il solo pronunciarne il nome dovrebbe far correre un brivido, al pari di quando si sentono nominare il monte San Michele, il monte Grappa o altre località dove si sono combattute battaglie terrificanti, con costi umani spaventosi.
Nella Prima Guerra Mondiale gli austriaci avrebbero voluto lasciare avanzare l’esercito italiano fino alla piana intorno a Lubiana, aspettarlo, affrontarlo e distruggerlo in una grande battaglia. Sembra però che il Kaiser della Germania avesse obiettato che non si poteva lasciar cadere in mano nemica una città importante, anche perché affacciata sul mare, come Trieste, e per questo motivo fu costruita una linea difensiva di fortificazioni e trincee sul Carso, a partire dalle foci dell’Isonzo. L’Hermada, avamposto all’estremo sud di quella lunga linea di fortificazioni che si sviluppava per circa novanta chilometri fino al Trentino, divenne “la porta di Trieste”, e sulle sue brulle e pietrose pendici si consumò un’ecatombe senza pari di fanti italiani e austriaci, anche se la vetta rimase sempre saldamente in mano a questi ultimi.
Il San Michele, invece, è un monte più vicino a Gorizia, distante dall’Hermada poco più di dieci chilometri. Alle sue falde, insieme a bersaglieri e soldati provenienti dalla Calabria e da altre regioni, arrivarono dei reggimenti della Brigata Sassari che, al pari del corpo degli alpini, prevedeva il reclutamento regionale, ed era formata interamente da sardi. Qualche ufficiale più in età, chiamato su studiau, aveva fatto parte dell’Esercito Savoiardo e si era fatto le ossa in Libia, dove aveva appreso le nuove tecniche di guerra. Quegli uomini avevano in comune la terra, la lingua, le usanze, in molti casi erano amici o persino parenti stretti. Forgiati dalla miseria terribile, dalla durissima vita agreste e pastorale, e dal lavoro nelle miniere dell’Isola, erano temprati a ogni avversità. Sapevano cavalcare nascosti sotto la pancia di un cavallo e scavare la roccia; usavano con grande maestria s’arresoja, il coltello tipico sardo, e gli esplosivi; erano capaci di emettere dei fischi secchi, udibili a decine e decine di metri, senza servirsi delle dita, potendo quindi tenere le mani libere per altre funzioni, ed erano abituati ad affrontare ogni condizione climatica, resistendo al gelo, al vento e al torrido caldo estivo.
La distanza fra l’Hermada e il San Michele è inferiore al tiro di un mortaio. Durante la guerra, anche per i bombardamenti e gli incendi che ne derivavano, queste due alture erano delle grigie pietraie.
Gli anni sono passati e il rimboschimento ha mutato quei paesaggi spettrali. Oggi questi due monti sono meta di visite e di magnifiche passeggiate. In primavera il verde delle acacie, delle roverelle, dei carpini, dei pini e dei lecci riprende vita dopo il freddo dell’inverno e le sferzate della bora, che soffia anche a più di cento all’ora. D’estate, lo stesso verde fitto offre una piacevole frescura, mentre nel periodo autunnale il colpo d’occhio cromatico compete con i migliori quadri impressionisti di Monet, Cezanne e Seurat.
Oggi riesce davvero difficile pensare che, sottoterra, i rivoli carsici di quelle zone, per mesi e mesi, sono stati inondati e tinti di rosso.
Il Fato ha voluto che mi trovassi ad aprire un teatro proprio in via Hermada, nel quartiere milanese di Niguarda, dove è sempre stata esposta la bandiera della pace. Ho visto in questa combinazione una sorta di “chiamata” e mi sono sentito in dovere di ricordare teatralmente quella immane tragedia che è stata la Prima Guerra Mondiale.

Renato Sarti

Per informazioni > distribuzione@teatrodellacooperativa.it

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Rassegna Stampa

Claudia Cannella, Hystrio, aprile 2016
A monte l’indagine storica su documenti, libri e archivi, a valle un bellissimo testo, in cui trovano un magico equilibrio teatro d’impegno civile e parole alte, capaci di trascendere i fatti verso un teatro di poesia epico e struggente. […] A dare voce alle due montagne sono Alex Cendron e Valentino Mannias, il primo veneto e il secondo sardo, vicini al tema anche per origini geografiche, che assurgono a figure quasi mitologiche con un’interpretazione che tocca il cuore per sensibilità, misura e dolente adesione alle vicende narrate. […] Rimane forte il senso di un’operazione, in cui Storia e memoria vengono a bussare alle nostre coscienze, senza retorica o facili pietismi, per ricordarci ancora una volta l’orrore di tutte le guerre.  
Michele Weiss, La Stampa, 10 aprile 2016
“Hermada”: il tenero omaggio ai caduti della Prima Guerra Mondiale. Una piccola-grande pièce pacifista e di custodia della memoria.  
Simona Spaventa, la Repubblica, 15 aprile 2016
La narrazione di Sarti sulla Grande Guerra colpisce il bersaglio con accenti nostalgici. Renato Sarti con Hermada- Strada privata colpisce nel segno e costruisce una narrazione ricca nei toni e negli accenti. La scena, povera, è un mare di cime, realizzate con un semplice velo su forme aguzze. Tra loro, svettano i due interpreti […]. Il racconto della trincea varia dal tragico e classicheggiante alla parola dialettale delle lettere dai fronti opposti, dal rombo arcaico dei mamuthones alla nostalgia dei canti popolari in una partitura commossa e mai retorica, omaggio al sacrificio degli umili sotto ogni bandiera.  
Francesco Mattana, SaltinAria, 18 aprile 2016
Quando due monti si parlano tra loro, dicono cose che noi umani possiamo tradurre solo attivando l’orecchio assoluto della poesia. “Hermada, strada privata” è uno spettacolo bellissimo. La coscienza civile di Renato Sarti non è certo una novità, e non è certo da oggi che applaudiamo questa sua coerenza di pensiero e questa capacità, niente affatto comune, di convertire in ottimo teatro il suo percorso ideologico progressista. Ciò che differenzia la sua ultima fatica teatrale rispetto ad altri lavori precedenti è la profondità spirituale di questo racconto. […] Poi gli attori, se sono veramente in gamba, fanno l’ulteriore differenza. Alex Cendron è una delle poche ostriche pregiate che sul palcoscenico, schiudendosi, mostra al pubblico perle di autentico valore. Valentino Mannias è un talento assolutamente fuori dalla norma.  
Adelio Rigamonti, Sonda life, aprile 2016
La scena, molto bella e d’impatto, opera di Carlo Sala, accoglie il pubblico a sipario aperto: una serie di tele smosse da un vento, più che meteorologico, di sofferte memorie […]. L’immaginario dialogo, d’effetto e pregnante. […] Ed è al “reclamare la vita” che Alex Cendron e Valentino Mannias danno teatralmente corpo con un'interpretazione che li rivelerà ai più, non solo talentuosi, bravi e puntuali nel dar battute, ma come certezze del futuro del teatro italiano. Da vedere.  
Marzorati, Milanoteatri, aprile 2016
In “Hermada, strada privata” l’invenzione teatrale è tanto più efficace poiché ricorre a fonti storiche precise ed esatte. […] Le scene realizzate da Carlo Sala, con l’ausilio del disegno luci di Luca Grimaldi, sono efficaci e suggestive: l’alba, la notte, i flash dello scoppio delle bombe trasformano il paesaggio e sembra quasi di trovarsi tra quei monti, in attesa di scoprire se si riuscirà a sopravvivere. L’intensità e la commozione del racconto è senz’altro dovuta anche alla eccezionale interpretazione dei due attori, Alex Cendron e Valentino Mannias, monolitici durante la narrazione […], imponenti e austeri proprio come due monti, ma coinvolti e coinvolgenti. […] Grazie alla poesia, al teatro e all’arte, vicende accadute cento anni fa si esprimono ancora oggi con voce potente, reclamando per quelle giovani anime la memoria e soprattutto la vita.  
Davide Calgaro, Liceo classico Tito Livio, Acrobazie Critiche
Possiamo studiare ciò che è scritto riguardo la Prima guerra mondiale, leggere dati e statistiche e immaginare l’entità di quell’immane tragedia. Oppure entrarvi in prima persona, con un originale punto di vista, alto, quello di Hermada e San Michele. […] Punti di vista, decidere di limitarsi a vuote informazioni, ripetute prima di un’interrogazione davanti allo specchio, o rimanere a bocca aperta davanti al racconto dell’atrocità umana. Cosa meglio del teatro sa superare banali date ed eventi, e scaraventare all’interno delle vicende scavando l’animo umano? 7 aprile, Teatro della Cooperativa, in scena Hermada. E in un attimo si é travolti da una tempesta di ricordi, nessuna storia di eserciti, ma il dramma delle vite di uomini comuni distrutte. […] La personificazione dei monti è affidata a due attori, che nonostante la giovane età, sembrano raccontare fatti vissuti sulla loro pelle, mettendo i brividi ad ogni grido lanciato al cielo in preda alla disperazione, ad ogni lacrima involontaria che compare sui loro volti.